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		<title>Scambio di mummie</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 19:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Barile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[AncientWorld Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Egittologia]]></category>
		<category><![CDATA[Min]]></category>

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		<description><![CDATA[I ricercatori del Mummy Project dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano hanno scoperto che il sarcofago di un sacerdote del dio Min, Ankhpakhered, non contiene la mummia prevista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I ricercatori del <em>Mummy Project</em> dell&#8217;ospedale Fatebenefratelli di Milano hanno scoperto che il sarcofago di un sacerdote del dio Min, <em>Ankhpakhered</em>, non contiene la mummia prevista.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito alle analisi effettuate sulla mummia si è scoperto che il corpo appartiene da un uomo vissuto tra il 400 e il 100 bce, mentre il sarcofago risale ad un periodo compreso tra la XXII e la XXIII Dinastia (945 &#8211; 715 bce). Il sarcofago proviene dal Museo Archeologico di Asti dove arrivò nel 1903 da una collezione privata, ma poco si sa della sua storia precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati del CTscan hanno rivelato il corpo di un uomo deposto su una sorta di barella di canne; il defunto è stato chiamato dai ricercatori <em>Wehem-ef-ankh</em>, colui che torna in vita, e si tratta di un uomo morto intorno ai 40 anni e alto 176 cm, decisamente sopra la media del&#8217;epoca. Le immagini ricavate dal CTscan hanno inoltre rivelato che il misterioso defunto non soffrì di malattie particolari e la sua morte non fu dovuta ad eventi violenti o traumatici. Tuttavia le ginocchia presentano diversi segni di usura, sintomo di una vita dedicata a lavori pesanti. E&#8217; stato possibile realizzare anche un&#8217;immagine 3D del volto che ha rivelato un naso prominente ed un occhio leggermente asimmetrico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia i motivi che portarono il corpo di quest&#8217;uomo nel sarcofago di un sacerdote del dio Min restano oscuri.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="all_images"><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_18_01/galimg/04.jpg" alt="04" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_18_01/galimg/03.jpg" alt="03" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_18_01/galimg/02.jpg" alt="02" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_18_01/galimg/01.jpg" alt="01" style="margin-top:3px;"/></p></span></p>

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		<title>Nuove scoperte sulla profezia Maya del 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 09:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Barile</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[AncientWorld Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Maya]]></category>
		<category><![CDATA[Xultùn]]></category>

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		<description><![CDATA[In una città Maya ricoperta dalla giungla la prova che il mondo non finirà quest'anno?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/13/01/01.jpg"><img class="aligncenter" title="01" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/13/01/01.jpg" alt="" width="420" height="280" /></a>In una città Maya ricoperta dalla giungla la prova che il mondo non finirà quest&#8217;anno?</p>
<p style="text-align: justify;">Una città ancora tutta da scoprire, un team di archeologi impegnati a ripulire le costruzioni dal dominio incontrastato della giungla, un affresco misterioso che potrebbe rimettere in discussione la presunta profezia Maya sulla fine del mondo. Elementi per un nuovo film di Roland Emmerich ma che questa volta appartengono alla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Guatemala, 2010, sito di Xultùn, lo studente Franco Rossi della <em>Boston University</em> sta esplorando un tunnel scavato dai saccheggiatori quando nota sulla parete tracce di colore; si procede immediatamente alla pulizia della parete e dopo poco tempo saltano fuori i primi glifi. I lavori di pulizia sono terminati nel 2011 rivelando lo studio di uno scriba maya, unico esempio ritrovato sino ad oggi. Sulla parete sono presenti diverse tabelle di riferimento che gli scribi utilizzavano per predire il futuro della città; la stanza è stata rovinata dall&#8217;erosione e dalle radici delle piante e faceva parte di una piccola costruzione situata nei pressi della piazza principale della città circondata dalle piramidi, dove i re e i sacerdoti effettuavano i riti quotidiani in onore delle divinità.</p>
<p><center><iframe src="http://player.vimeo.com/video/41928824" frameborder="0" width="500" height="300"></iframe></center></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante il saccheggio avvenuto negli anni passati l&#8217;interno della camera è perfettamente conservato. Tra i soggetti rappresentati sulle pareti spicca un uomo, forse lo scriba, che porta sulla testa e sul petto dei dischi bianchi, mentre una mano con un pennello è proteso verso il re della città con il capo ricoperto di piume blu. Ma la scoperta più importante riguarda dei testi dipinti ed incisi sulle pareti est e nord della stanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla parete est è rappresentata una tavola lunare, mentre sulla parete nord un &#8220;anello di numeri&#8221; utilizzato per il calcolo dei cicli planetari. Vicino al testo della parete nord c&#8217;è una sequenza di numeri ad intervalli precisi che corrispondono ai principali cicli calendariali e planetari. I calcoli scoperti contengono date che coprono 2,5 milioni di giorni, fino a 7000 anni nel futuro, fatto che dovrebbe tranquillizzare chi crede alla presunta profezia Maya sulla fine del mondo a dicembre di quest&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una scoperta molto importante, poichè rappresenta la più antica testimonianza del pensiero maya sulla ciclicità del tempo. Secondo David Freidel della <em>Washington University</em> di St. Louis questi calcoli non hanno nulla di arcano, ma costituiscono un tentativo di previsione dell&#8217;economia, che nel caso dei Maya riguardava l&#8217;andamento dell&#8217;agricoltura. In effetti l&#8217;epoca in cui furono redatte le iscrizioni, 813 &#8211; 814 ce circa 75 anni prima dell&#8217;abbandono,  la città di Xultùn attraversava un periodo di forte siccità e con ogni probabilità i re e i sacerdoti maya tentarono di prevedere l&#8217;andamento dell&#8217;agricoltura per decidere se abbandonare o meno l&#8217;insediamento.</p>
<p style="text-align: justify;">I sacerdoti maya stavano cercando di collegare il loro re ad eventi cosmici, per assicurare che nulla sarebbe cambiato in futuro; il tempo non sarebbe finito definitivamente, ma essendo ciclico ci sarebbero stati diversi inizi con i medesimi eventi cosmici previsti nel futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="all_images"><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_13_01/galimg/02.jpg" alt="02" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_13_01/galimg/04.jpg" alt="04" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_13_01/galimg/01.jpg" alt="01" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_13_01/galimg/03.jpg" alt="03" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_13_01/galimg/07.jpg" alt="07" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_13_01/galimg/05.jpg" alt="05" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_13_01/galimg/06.jpg" alt="06" style="margin-top:3px;"/></p></span></p>

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		<title>Studenti trovano un tempio romano in uno scavo scuola</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 21:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Barile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[AncientWorld Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Studenti di archeologia scoprono un vero tempio romano durante una lezione su uno scavo-scuola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/08/01/01.jpg"><img class="aligncenter" title="01" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/08/01/01.jpg" alt="" width="468" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Studenti di archeologia scoprono un vero tempio romano durante una lezione su uno scavo-scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo è successo presso l&#8217;Università di Bonn dove i docenti di archeologia fecero realizzare un finto scavo per testare le tecniche di scavo acquisite dagli studenti. Nessuno si aspettava però di trovare sotto la finta superficie di scavo un vero e proprio tempio romano risalente a circa 2000 anni fa. Le fondamenta dell&#8217;edificio misurano 6,75 x 7,5 m, l&#8217;elevato era con ogni probabilità costituito da legno e argilla.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scavi continueranno sino a quando le fondamenta saranno portate alla luce, dopodichè i lavori di costruzione inerenti i laboratori universitari continueranno.</p>

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		<title>Una Stonehenge in Svezia?</title>
		<link>http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/?p=1445</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 18:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Barile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura Madre]]></category>
		<category><![CDATA[Ales Stenar]]></category>
		<category><![CDATA[AncientWorld Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Stonehenge]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sito megalitico di Ales Stenar in Svezia sarebbe stato costruito sul modello di Stonehenge.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/01/02/01.jpg"><img class="aligncenter" title="01" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/01/02/01.jpg" alt="" width="484" height="189" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il sito megalitico di <em>Ales Stenar</em> in Svezia sarebbe stato costruito sul modello di <em>Stonehenge</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La struttura è costituita da 59 pietre del peso di circa 2 tonnellate innalzate su di un dirupo per una lunghezza di circa 67m; oggi il sito si trova di fronte al villaggio di pescatori di Kåseberga. Da sempre il sito è stato datato a circa 1000 anni fa, periodo corrispondente all&#8217;età del ferro svedese, ma recenti studi retrodaterebbero la struttura a circa 2500 anni fa, ovvero all&#8217;età del bronzo, facendone un osservatorio astronomico sul modello del più famoso Stonehenge.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa nuova interpretazione deriva dalle ricerche di Nils-Axel Mörner, geologo presso la <em>Stockholm University</em>, i cui risultati mostrano come il sole sorga e tramonti in un punto specifico del complesso megalitico di <em>Ales Stenar</em> nel solstizio d&#8217;estate e d&#8217;inverno. Questa importante scoperta suggerisce che la cultura che edificò il complesso monumentale ne fece una sorta di calendario astronomico per importanti cerimonie religiose legate con ogni probabilità all&#8217;agricoltura. Ulteriori ricerche hanno permesso di osservare come le forme di alcune delle pietre utilizzate per la costruzione del &#8220;calendario&#8221; ricordino molto da vicino Stonehenge. In base a tali osservazioni Mörner sostiene che il complesso megalitico di <em>Ales Stenar</em> è in realtà un calendario astronomico costruito sul modello di <em>Stonehenge</em> da una comunità scandinava vissuta durante l&#8217;età del Bronzo che aveva frequenti contatti commerciali con le culture europee e mediterranee.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, molti ricercatori non sono d&#8217;accordo con questa nuova interpretazione; secondo l&#8217;archeologia ufficiale il complesso megalitico di <em>Ales Stenar</em> non è altro che un&#8217;enorme necropoli. Secondo Martin Rundkvist, archeologo svedese e direttore della rivista di archeologia <em>Fornvännen</em>, in Svezia sono molto frequenti queste strutture e la maggior parte di esse sono datate all&#8217;età del Ferro svedese, 500 &#8211; 1000 ce circa, inoltre la loro funzione è esclusivamente quella di segnacoli per sepolture. A minare ulteriormente la teoria di Mörner sono le datazioni al C14 effettuate ad <em>Ales Stenar</em>, che hanno restituito delle date risalenti a circa 1400 anni fa, molto lontane dall<em>&#8216;</em>ipotesi &#8220;<em>Stonehenge</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Rundkvist il popolo che costruì <em>Ales Stenar</em> era un popolo di guerrieri e navigatori che disposero le pietre riproducendo la sagoma di una nave per segnare le loro tombe. Un mondo fatto di acciaio e guerre, di saccheggi e ricchi bottini che ispirò la leggenda di Beowulf.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/01/02/02.jpg"><img class="aligncenter" title="02" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/01/02/02.jpg" alt="" width="512" height="263" /></a></p>

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		<title>Un ossuario la prova più antica della cristianità?</title>
		<link>http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/?p=1442</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 09:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Barile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vicino Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[AncientWorld Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristo]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

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		<description><![CDATA[Un ossuario risalente al I sec. ce rinvenuto in una tomba a Gerusalemme potrebbe contenere la prima rappresentazione della cristianità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/01/01.jpg"><img class="alignleft" title="01" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/01/01.jpg" alt="" width="278" height="185" /></a>Un ossuario risalente al I sec. ce rinvenuto in una tomba a Gerusalemme potrebbe contenere la prima rappresentazione della cristianità.</p>
<p style="text-align: justify;">Due ricercatori ebrei che hanno esaminato le foto dell&#8217;ossuario sono convinti che i segni incisi sulla sua superficie rappresentino il nome di Giona, il profeta biblico protagonista di uno degli episodi più famosi del Vecchio Testamento, quando fu inghiottito da un pesce e in seguito vomitato sulla spiaggia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ossuario fu scoperto nel 1981 in una tomba situata 2m sotto un palazzo del quartiere di Talpiot Est di Gerusalemme; purtroppo un gruppo di ebrei ortodossi si oppose allo scavo del sepolcro che incominciò solo nel 2001 e che datò il sito ad un periodo precedente al 70 ce. I due ricercatori guidati da James Tabor della <em>University of North Carolina</em> non sono entrati fisicamente nella tomba ma hanno utilizzato una videocamera per esplorarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella tomba sono presenti due ossuari con diverse decorazioni: su uno c&#8217;è un&#8217;iscrizione che recita &#8220;divino Jehovah&#8221; sull&#8217;altro è inciso un pesce nella cui bocca sembra esserci un uomo stilizzato, evidente richiamo all&#8217;episodio biblico di Giona che fu ampiamente utilizzato dai primi cristiani come importante espressione di fede nella resurrezione di Cristo. Si tratterebbe quindi della più antica rappresentazione della cristianità. Quando incominciarono gli scavi nel 2001 i ricercatori diedero delle interpretazioni alternative alle incisioni sull&#8217;ossuario, escludendo ogni connessione con il cristianesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, ad un&#8217;analisi più approfondita quello che sembrava essere un uomo stilizzato potrebbe rappresentare invece una parola ebraica composta da quattro lettere; secondo James Charlesworth, esperto di ebraico del <em>Princeton Theological Seminary</em>, la presunta iscrizione è simile a un&#8217;altra rinvenuta nei Rotoli del Mar Morto e recita la parola &#8220;Yonah&#8221;, il nome ebraico di Giona. Questa scoperta confermerebbe la teoria di James Tabor, poichè l&#8217;incisore riuscì a combinare la figura stilizzata di un uomo con la parola Yonah.</p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori ricerche sono in corso e molti sono i pareri discordanti, ma se confermata la scoperta sarebbe tra le più importanti dell&#8217;archeologia cristiana.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="all_images"><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_01_01/galimg/03.jpg" alt="03" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_01_01/galimg/02.jpg" alt="02" style="margin-top:3px;"/></p><p><img src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/oqey_gallery/galleries/2012_05_01_01/galimg/01.jpg" alt="01" style="margin-top:3px;"/></p></span></p>

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		<title>Un caso di cancro nell&#8217;Antico Egitto</title>
		<link>http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/?p=1432</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 20:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Barile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[AncientWorld Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Egittologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Circa 2000 anni fa un uomo egizio morì intorno ai 20 anni dopo aver lottato contro una rara malattia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/30/01/01.jpg"><img class="alignleft" title="01" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/30/01/01.jpg" alt="" width="347" height="263" /></a>Circa 2000 anni fa un uomo egizio morì intorno ai 20 anni dopo aver lottato contro una rara malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">La mummia in questione è conservata oggi presso l&#8217;<em>Archaeological Museum</em> di Zagabria in Croazia in un sarcofago appartenente ad una donna chiamata <em>Kaseret</em>. Lo scambio d&#8217;identità con ogni probabilità è da imputare ai saccheggiatori di tombe del secolo scorso che, per aumentar il prezzo di vendita del sarcofago di <em>Kaseret</em> misero all&#8217;interno una mummia proveniente da un&#8217;altra tomba. Sino ad oggi gli egittologi erano convinti che la mummia fosse di una donna, ma le nuove ricerche hanno dimostrato che non appartiene a <em>Kaseret</em> ma ad un uomo che soffriva di una rara malattia, il morbo di Hand-Schüller-Christian, i cui sintomi comprendono lesioni al cranio e diabete insipido (una forma particolare che provoca uno scarso assorbimento di acqua da parte dei reni). Altra caratteristica di questa malattia è la tendenza da parte delle cellule di Langerhans a sostituire quelle di altri tessuti, come le ossa. Molti medici classificano questa malattia tra le varie forme di cancro. Oggi colpisce 1 su 560.000 giovani, la maggior parte dei quali maschi e nel mondo antico era sempre letale.</p>
<p style="text-align: justify;">La mummia è stata analizzata ai raggi X, con un CT scan e con una MRI (<em><strong>M</strong>agnetic <strong>R</strong>esonance <strong>I</strong>maging</em>); la malattia ha intaccato pesantemente il corpo dell&#8217;uomo, i risultati hanno infatti evidenziato come gran parte dello scheletro sia danneggiato con gravi lesioni alla spina dorsale e al cranio. Le immagini mostrano anche un grosso buco sulla fronte e in una delle orbite insieme alla presenza di diabete insipido. Negli ultimi mesi di vita il nostro uomo deve aver sofferto terribilmente e anche l&#8217;aspetto fisico dev&#8217;essere stato pesantemente attaccato dalla malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta del terzo caso della malattia di Hand-Schüller-Christian nell&#8217;Antico Egitto.</p>

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		<title>Scoperta una statua dei due gemelli avuti da Cleopatra VII e Marco Antonio</title>
		<link>http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/?p=1427</link>
		<comments>http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/?p=1427#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 09:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Barile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[AncientWorld Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cleopatra]]></category>
		<category><![CDATA[Egittologia]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Antonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'egittologa italiana ha restituito il volto ai due gemelli avuti da Cleopatra VII e Marco Antonio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/28/01/01.jpg"><img class="alignleft" title="01" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/28/01/01.jpg" alt="" width="298" height="242" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;egittologa italiana ha restituito il volto ai due gemelli avuti da Cleopatra VII e Marco Antonio.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una statua scoperta nel 1918 presso il tempio di Dendera acquistata dal Museo Egizio del Cairo ma rimasta a lungo occultata. Oggi Giuseppina Capriotti, egittologa presso il CNR, ha riscoperto questo reperto, catalogato presso il museo come JE 46278. La statua rappresenta due bambini nudi che si abbracciano all&#8217;interno di una cornice formata da due serpenti. In base ad alcuni dettagli stilistici e ad un&#8217;accurata analisi stilistica i due bambini sono stati identificati come Alessandro Elio e Cleopatra Selene, i due gemelli avuti da Cleopatra VII e Marco Antonio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella statua il bambino ha sulla testa un disco solare, mentre la bambina ha un disco lunare e una mezzaluna, entrambi presentano però l&#8217;occhio di Horus <em>udjat</em>; i serpenti, con ogni probabilità dei cobra, potrebbero rappresentare il sole e la luna. Sfortunatamente il viso di entrambi non è conservato perfettamente; tuttavia, nel bambino è possibile riconoscere una treccia laterale tipica dei bambini egizi, mentre nella bambina un&#8217;acconciatura tipica del periodo tolemaico, spesso associata proprio a Cleopatra VII. La statua è stata inoltra confrontata con un&#8217;altra scultura del periodo Tolemaico, la statua di <em>Pakhom</em> governatore di Dendera, conservata presso l&#8217;<em>Institute of Art</em> a Detroit che presenta diversi caratteri in comune: viso rotondo, mento piccolo e grandi occhi. Poichè la statua di <em>Pakhom</em> è stata datata tra il 50-30 bce, è ragionevole pensare che anche la statua dei presunti gemelli di Cleopatra VII sia stata prodotta da un artista egizio verso la fine dell&#8217;era Tolemaica, dopo il 37 bce, anno in cui Marco Antonio riconobbe ufficialmente i due figli avuti dalla regina d&#8217;Egitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Al momento della nascita i due gemelli furono chiamati semplicemente Alessandro e Cleopatra; quando furono riconosciuti da Marco Antonio furono rinominati Alessandro Elio (sole) e Cleopatra Selene (luna), elementi che si ritrovano proprio sulla statua riscoperta nel Museo Egizio del Cairo. Tuttavia, anche se in Egitto la Lune era una divinità maschile, nella scultura è femminile, in accordo con la tradizione greca.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco si sa sulla sorte dei gemelli dopo i suicidi di Marco Antonio e Cleopatra VII nel 30 bce; se Cesarione, il figlio avuto da Cleopatra VII con Giulio Cesare, fu ucciso per ordine di Ottaviano, i due gemelli e Tolomeo Filadelfo, il terzo figlio avuto dalla coppia, furono portati a Roma e affidati alla sorella di Ottaviano, moglie di Marco Antonio. Alcuni anni dopo questi eventi si perdono le tracce di Alessandro Elio e Tolomeo Filadelfo, mentre Cleopatra Selene andò in sposa a Juba II re della Mauritania, da cui ebbe un figlio che chiamò Tolomeo Filadelfo in onore del fratello.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/28/01/02.jpg"><img class="aligncenter" title="02" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/28/01/02.jpg" alt="" width="435" height="354" /></a></p>

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		<title>Scoperta una Stonehenge più antica?</title>
		<link>http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/?p=1422</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 17:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Barile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura Madre]]></category>
		<category><![CDATA[AncientWorld Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ness of Brodgar]]></category>
		<category><![CDATA[Orkney Islands]]></category>

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		<description><![CDATA[Un complesso rituale preistorico rinvenuto su un'isola al largo della punta settentrionale della Gran Bretagna sembra essere più antico di Stonehenge.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/11/02/02.jpg"><img class="alignleft" title="Brodgar Boy" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/11/02/02.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a>Un complesso rituale preistorico rinvenuto su un&#8217;isola al largo della punta settentrionale della Gran Bretagna sembra essere più antico di Stonehenge.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo alcuni ricercatori il sito potrebbe essere addirittura il modello originario cui si ispirarono i costruttori di Stonehenge e altri complessi megalitici. Il sito fu scoperto nel 2002 presso <em>Ness of Brodgar</em>, sulla più grande delle <em>Orkney Islands </em>in Scozia, e secondo le ultime datazioni al C14 effettuate sui resti in legno, il sito fu occupato nel 3200 bce, periodo in cui furono erette le prime pietre. Al contrario i primi lavori sul terreno a Stonehenge risalgono al 3000 bce e bisognerà attendere altri 500 anni affinchè venga eretta la prima pietra. Il sito di <em>Ness Brodgar</em> è situato fra altri due importanti monumenti, il <em>Ring of Brodgar</em> e il <em>Standing Stones of Stenness</em> entrambi inclusi nella lista del Patrimonio dell&#8217;Umanità dell&#8217;UNESCO.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Nick Card, del <em>Orkney Research Centre for Archaeology </em>e direttore del sito, la nuova struttura potrebbe essere la chiave per la comprensione della religione neolitica. Ad esempio la cosiddetta ceramica scanalata, predominante nel neolitico della Britannia, ebbe origine nelle <em>Orkney Islands </em>e si spostò progressivamente verso sud; secondo Nick Card la stessa cosa potrebbe essere successa con i complessi megalitici, un&#8217;ondata culturale completamente nuova che portava l&#8217;idea dei circoli di pietra. Resti di circa 600 mucche rinvenute intorno al tempio indicano che una festa collettiva fu celebrata intorno al 2300 bce, periodo dopo il quale il tempio fu dismesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nuove datazioni sono basate sugli scavi effettuati nel 2011, quando gli archeologi hanno fatto numerose scoperte all&#8217;interno del tempio; una struttura lunga 25 m e circondata da mura alte 5 m contiene una sorta di <em>sancta sanctorum</em> in cui sono stati ritrovati quattro lastre di pietra rossa e gialla addossati alle pareti in corrispondenza dei quattro punti cardinali, con ogni probabilità altari. Gli scavi hanno portato alla luce anche misteriose costruzioni in pietra a carattere geometrico e una zona deputata alla produzione di colori. Tracce di colori infatti sono state ritrovate sulle mura e si tratta della prima evidenza in Nord Europa dell&#8217;utilizzo di colori per decorare le costruzioni. Un&#8217;altra straordinaria scoperta riguarda una bellissima figura umana modellata in argilla, soprannominata Brodgar Boy.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l&#8217;archeologo Mark Edmonds, le comunità neolitiche delle <em>Orkney Islands </em>costituirono per diversi secoli il punto di riferimento per le celebrazioni dei riti di fertilità; si trattava di un luogo di ritrovo per tutte le comunità circostanti, le cui idee influenzarono pesantemente tutte le comunità del sud, compresa quella di Stonehenge.</p>
<p style="text-align: justify;">Molta resta ancora da scoprire, visto che gli archeologi hanno solo scalfito la superficie dello scavo, avendo scavato solo il 10% del sito. Nuove scoperte e nuove teorie ci attendono per comprendere meglio quello che il nostro staff chiama la &#8220;Cultura Madre&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/11/02/01.jpg"><img class="aligncenter" title="01" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/11/02/01.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a></p>

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		<title>Scoperta la tomba dell&#8217;ultimo imperatore Inca?</title>
		<link>http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/?p=1418</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 17:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Barile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<category><![CDATA[AncientWorld Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Atahualpa]]></category>
		<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[Inca]]></category>
		<category><![CDATA[Perù]]></category>

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		<description><![CDATA[Un archeologo sostiene di aver scoperto l'ultima dimora di Atahualpa, l'ultimo imperatore Inca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/11/01/01.jpg"><img class="aligncenter" title="01" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/11/01/01.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>Un archeologa sostiene di aver scoperto l&#8217;ultima dimora di Atahualpa, l&#8217;ultimo imperatore Inca.</p>
<p style="text-align: justify;">Al massimo della sua espansione l&#8217;impero Inca copriva gran parte della regione andina, per una lunghezza di 1600 km; ne facevano parte i moderni stati della Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Argentina e Cile. Si trattava di un vero e proprio mix di culture, lingue, tradizioni, religioni, stili architettonici completamente diversi. Atahualpa fu l&#8217;ultimo imperatore di questo glorioso impero; con l&#8217;arrivo degli spagnoli fu catturato e imprigionato nell&#8217;odierna città di Cajamarca in Perù. Durante la prigionia fu torturato per farlo convertire al cristianesimo e in seguito strangolato nel 1533. Per secoli la tomba di Atahualpa attirò in Perù una miriade di avventurieri attirati dalla fama che ne sarebbe scaturita in seguito alla sua scoperta, ma sino ad oggi la sua ubicazione resta un mistero.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; da due anni però che l&#8217;archeologa Estupinan afferma di aver individuato in Ecuador una struttura che potrebbe nascondere l&#8217;ultima di mora di Atahualpa. Nella regione di Sigchos, a 70 km a sud della città di Quito, è stato scoperto un complesso murario con acquedotti e pietre levigate risalente al periodo tardo-imperiale Inca. Le mura circondano una serie di ambienti rettangolari disposti intorno ad una piazza trapezoidale, in cui si può scorgere un complesso di scale che formano una piramide. In lingua Quechua il sito viene chiamato <em>machay</em>, ovvero sepoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l&#8217;archeologa Estupinan e la sua collega Tamara Bray della <span><em>Wayne State University</em> in Michigan si tratta di un vero e proprio &#8220;feudo&#8221; di Atahualpa, una sorta di rifugio per l&#8217;imperatore e la sua corte; qui i servitori più fedeli avrebbero portato le spoglie di Atahualpa per l&#8217;eterno riposo.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Gli scavi sono ancora in corso, e solo il tempo dirà se l&#8217;ultimo imperatore Inca tornerà a guardare il dio sole.</p>

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		<title>Scoperta l&#8217;origine del blu Maya?</title>
		<link>http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/?p=1413</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 18:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Barile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<category><![CDATA[AncientWorld Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Chichen Itza]]></category>
		<category><![CDATA[Maya]]></category>
		<category><![CDATA[Palenque]]></category>
		<category><![CDATA[Yucatan]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuove ricerche tentano di risolvere il mistero dell'origine del pigmento noto come Blu Maya.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/10/01/02.jpg"><img class="alignleft" title="02" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/10/01/02.jpg" alt="" width="194" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nuove ricerche tentano di risolvere il mistero dell&#8217;origine del pigmento noto come Blu Maya.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo colore è stato ampiamente utilizzato in Mesoamerica durante i periodi Classico e Postclassico (250 bce &#8211; 1520 ce) su ceramiche, affreschi e finanche per ricoprire i corpi delle vittime sacrificali. Un pigmento straordinario, resistente al calore, agli agenti atmosferici e anche a potenti solventi da laboratorio. Dalle analisi effettuate gli studiosi sono riusciti a risalire alla composizione del Blu Maya, che risulta essere la combinazione chimica di indaco e di un minerale argilloso noto come paligorskite, utilizzato dai Maya anche a scopi curativi. Le miniere di questo particolare minerale sono state individuate nello Yucatan, una a Sacalum e l&#8217;altra nei pressi della città di <em>Ticul</em> in un luogo noto come <em>Yo &#8216;Sah Kab</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca è stata condotta da vari istituti, il <em>Wheaton College</em>, il <em>Field Museum of Natural History</em>, la <em>United States Geological Survey</em>, la <em>California State University</em>, e la <em>Smithsonian Institution</em>. Già tra il 1965 e il 1997 Dean Arnold e Bruce E. Bohor della <em>United States Geological Survey </em>raccolsero nella regione dello Yucatan 33 campioni di minerali che, dopo un&#8217;attenta analisi, rivelarono la presenza di paligorskite. Nel 2008, grazie al finanziamento della <em>National Geographic Society</em> Arnold e Bohor raccolsero da 5 siti diversi dello Yucatan altri 167 campioni di paligorskite, le cui analisi furono confrontate con quelle del pigmento Blu Maya riscontrato sulle ceramiche provenienti da <em>Palenque</em> e <em>Chichen</em> <em>Itza</em>. I risultati hanno confermato che il Blu Maya di Chichen Itza è stato realizzato con paligorskite proveniente da <em>Sacalum</em>, mentre quello di <em>Palenque</em> potrebbe essere stato realizzato con paligorskite proveniente tanto da <em>Sacalum</em> quanto da <em>Yo &#8216;Sah Kab </em>o addirittura da un&#8217;altra fonte attualmente sconosciuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Le analisi hanno risolto in parte il mistero della straordinaria resistenza del pigmento; la mistura era realizzata riscaldando resina, pianta di indigo e paligorskite. Il calore permetteva alle molecole di indigo di riempire i pori del minerale argilloso impedendo così la fuoriuscita del colore.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/10/01/01.jpg"><img class="aligncenter" title="01" src="http://www.ancientworldmagazine.net/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/10/01/01.jpg" alt="" width="535" height="332" /></a></p>

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