Tutankhamon e l’età dell’oro dei faraoni
By Pasquale Barile | aprile 28th, 2010 | Category: Top Articoli | 1 Comment »
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La mostra “Tutankhamon e l’età dell’oro dei faraoni” è stata inaugurata venerdì al centro d’esposizione del Times Square Discovery di New York. Si tratta dell’ultima tappa di un tour nordamericano che ha toccato sei città e soprannominata ”il ritorno del Re”, in riferimento alla mostra originale che debuttò al Metropolitan Museum of Art nel 1976. Questa mostra, che ha rivelato per la prima volta al pubblico americano i tesori e la mummia del faraone bambino, è stata creata sul modello del blockbuster e ha rivoluzionato il marketing del museo.
La mostra si sta rivelando un enorme successo, ma Zahi Hawass, Segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie, è insoddisfatto. Hawass ha sostiene che la mostra non è stata organizzata al Metropolitan Museum, ma viene nel luogo più povero di Times Square. Ma forse la scelta del luogo non è del tutto sbagliata: il centro di esposizione, uno spin-off della Discovery Channel, è stato inaugurato l’anno scorso con la mostra dedicata al “Lucy” e al Titanic, eventi che collocano il centro espositivo di Times Square all’interno della sfera culturale. La mostra dal titolo ”King Tut: The Golden King and the Great Pharaohs” viaggerà in tutto il Canada e gli Stati Uniti e fino ad ora ha prodotto un ricavo di circa cento milioni di dollari, gran parte dei quale sono destinati alla costruzione di un nuovo Museo dedicato a Tutankhamon al Cairo.
Intervista a Zahi Hawass
Perchè due mostre?
Io non sono d’accordo con le due mostre. Forse volevano fare più pubblicità, ma avrei preferito una sola. Fra un mese porterò qui il carro che è stato trovato all’interno della tomba di Tutankhamon. Il motivo è che ho fatto una TAC, e ho scoperto che re Tut aveva una forma grave di malaria, ossa deboli e un probleme ad un piede. Tre ore prima di morire ha avuto un incidente probabilmente proprio guidando il carro. Ho pensato il carro sarebbe una buona prova da mostrare alla gente.
C’è anche la mummia di uno dei membri della famiglia di tut.
La mummia appartiene a sua madre. Non sappiamo il suo nome, ma sappiamo che era la figlia di Amenhotep III. Suo padre Akhenaton sposò sua sorella, ed è per questo che re Tut aveva molti difetti fisici.
La mostra originale del re Tut durante il mandato del compianto direttore Thomas Hoving ha trasformato radicalmente l’esperienza del museo. Fu un successo così grande che attirò gente di ogni estrazione sociale, attirando l’appetito dei direttori dei musei di tutto il mondo, che non ritenevano possibile un tale pubblico. Sono cambiate le aspettative per le mostre e i musei sono sempre più pieni. Andare oggi al Metropolitan è come andare in metropolitana.
Sì, sì. Sono d’accordo con lei. In realtà questa mostra ve ha davvero catturato i cuori delle persone in tutto il mondo. Sono stato in Atlanta recentemente dove sono stati venduti 4.500 biglietti. Questo non può accadere in condizioni ordinarie! Non ho mai pensato che le persone sarebbero state disposte a pagare 25$ per una mostra.
Come Thomas Hoving, lei è stato accusato di essere uno showman per fare business.Showman? No. Non ho mai rincorso i media. Non ti ho rincorso per questa intervista. Sei stato tu a rincorrermi.
Ok! Questo è corretto.
Se Dio mi ha dato il talento di saper parlare, non è un crimine. Tutti gli stranieri che scavano in Egitto dopo sono in TV, tutti! In vita mia non ho mai preteso un’intervista. Tutti lo fanno, ma la maggior parte non hanno il carisma per mettere d’accordo la gente. Questo non è il mio problema. Questo è un problema loro. Ma penso che si possa dire questo di me, che questi scavi sono illustrati per la prima volta da un egiziano, dopo che per anni sono stati studiati da europei e americani. Per la prima volta l’Egittologia proviene dagli Egiziani, e tutto questo dovrebbe essermi riconosciuto.
Siete molto interessati al contrabbando e alle case d’asta vendono manufatti rubati. Ma quando nel 1990 Dick Ellis della divisione beni culturali di Scotland Yard arrestò il committente americano Frederick Schultz e il contrabbandiere inglese Jonathan Tokeley-Parry, questi in sua difesa dichiarò che ”l’Egitto è il posto più pericoloso al mondo per le antichità egizie. Un pezzo rubato dall’Egitto è un pezzo salvato”.
Così era prima, ma ora tutto è cambiato. Questo episodio risale a prima della mia nomina. Ho fatto un sacco di modifiche: ho costruito 56 musei per l’immagazzinamento, ho restaurato i monumenti. Una volta i ladri scavavano sotto una casa di stoccaggio e rubavano tutto. Questo oggi non è più possibile; abbiamo costruito musei per lo stoccaggio, cambiato il sistema di sorveglianza, la legge. Abbiamo cominciato a registrare i monumenti egiziani per la prima volta. Queste sono le principali modifiche che ho apportato dal 2002.
Recentemente lei ha assunto un ruolo guida tra i diplomatici del Medio Oriente nel chiedere la restituzione di antichità ora sparse nei musei europei. All’inizio di questo mese si terrà una conferenza al Cairo che riunisce 25 rappresentanti di altre nazioni che chiedono la restituzione di manufatti importanti, tra cui la Grecia e la Libia. Quali sono i vantaggi nel farne una causa comune?
Ho organizzato la conferenza perché abbiamo bisogno di lottare insieme contro i furti di antichità. Stiamo facendo una lista dei desideri e bisogna lottare assieme perchè venga rispettata. Per anni il Louvre ha conservato un gruppo di dipinti rubati in Egitto. Nessuno poteva chiederli indietro, i curatori del Louvre sono state le persone più potenti in Egittologia. Allora tolsi le concessioni di scavo in Egitto e dopo poco tempo i 5 dipinti rubati sono stati restituiti. Ad ogni museo che acquista oggetti rubati non sarà più concesso di lavorare in Egitto. Sulla mia lista dei desideri ci sono sei oggetti.
La Stele di Rosetta, oggi al British Museum, è sulla vostra lista dei desideri, come una statua di Ramses a Torino. A Berlino invece si trova il famoso busto di Nefertiti, conservato al Neues Museum. Sono pezzi rubati?
Stiamo cercando di dimostrarlo. Ci sono sei pezzi unici che sono stati rubati. Dovrebbero tornare. Abbiamo bisogno di cooperare. Abbiamo bisogno dei musei. Non abbiamo bisogno di riportare tutto indietro. Questo è quello che sto cercando di fare. Invece di combattere da solo sto collaborando con altri paesi, in modo che si possa discutere dei problemi insieme.
Molti, molti musei in ex potenze coloniali, tra cui l’America, sono pieni di oggetti d’arte saccheggiate nel passato.
Non bisogna mai acquistare manufatti rubati, perché si incoragiano le persone a tagliare i rilievi e a danneggiare le rovine. Negli Stati Uniti il St. Louis Art Museum conserva una maschera di Ka-Nefer-Nefer. La scorsa settimana abbiamo dato tutte le prove del furto alla Sicurezza Nazionale, in modo tale da riavere la maschera dietro.
Tu sei ancora un archeologo attivo. Cosa speri di scoprire ancora??
Ora sto scavando nella Valle dei Re alla ricerca della tomba della regina Ankhesenamun, moglie e sorellastra di Tutankhamun. Inoltre sto lavorando per svelare i misteri celati dietro le porte segrete trovate nella Grande Piramide di Cheope.

[...] millenni il carro funebre di Tutankhamon attraverserà l’oceano per raggiungere la mostra King Tut: The Golden King and the Great Pharaohs a New York. Si tratta di un’occasione unica e soprattutto di un permesso “molto [...]