Babilonia tra conservazione e speculazione

Un programma USA atto a finanziare il ripristino delle rovine dell’antica città di Babilonia è minacciato da una disputa tra i funzionari iracheni sulle priorità da rispettare: conservare il sito o creare un’attrazione turistica? I funzionari locali vogliono terminare al più presto i lavori per iniziare a costruire ristoranti e negozi di souvenir, mentre i responsabili delle antichità di Baghdad sono favorevoli ad un approccio più scientifico, atto ad evitare errori vistosi in fase restauro che potrebbero scaturire da un’eccessiva foge nei lavori.

Le rovine della città, famosa per i suoi giardini pensili e la Torre di Babele, hanno subito molti danni negli ultimi decenni; immerso nel verde a sud dell’Iraq, il cluster di templi scavati e palazzi sono stati in gran parte ricostruiti da Saddam Hussein nel 1980, utilizzando però moderni mattoni gialli che hanno macchiato i fragili resti delle antiche rovine fatte di mattoni di fango. Dopo la caduta di Saddam nel 2003, una base militare americana ha provocato ulteriori danni. Il sito è pieno di tell non scavati che, secondo le stime degli archeologi, costituiscono il 95% della città e, per recuperarne buona parte, occorre un lento e meticoloso lavoro di restauro e l’elaborazione di un piano di conservazione per ottenere fondi internazionali e il riconoscimento di patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO.

Il progetto Babylon, finanziato dal Dipartimento di Stato Usa, realizzato dalla New York World Monuments Fund e che può contare su 700.000 dollari spalmati in di due anni, è stato avviato lo scorso anno e, se avrà successo, potrebbe essere un modello per il salvataggio e recupero degli altri siti antichi sparsi lungo il territorio iracheno, che ha visto la nascita della civiltà urbana.

Fondata nel III millennio BCE, Babilonia diventa una metropoli circa 4.000 anni fa sotto il re Hammurabi, la cui celebre tavoletta di diritto è conservata al Louvre a Parigi. Nei secoli successivi la città fu conquistata, rasa al suolo e ricostruita più volte, sino a quando nel 600 BCE sotto il re Nabucodonosor II divenne, con i suoi con 250.000 abitanti, la più grande città del mondo. Qui aveva sede una delle sette meraviglie del mondo antico, i giardini pensili, costruiti proprio da Nabucodonosor.

Dato il pessimo stato di conservazione, il World Monuments Fund sta espandendo il suo progetto, cercando finanziamenti fino ad un milione dollari, per ripristinare due dei monumenti che hanno urgente bisogno di intervento: il tempio di Nabu-Sha-Khare risalente a circa 2.500 anni fa e i resti della monumentale Porta di Ishtar, l’ingresso principale dell’antica Babilonia. Il tempio versa in condizioni peggiori: il gesso spalmato sopra l’edificio fatto di mattoni di fango nel 1980 si è sfaldato e in alcuni punti il peso dei materiali moderni ha tirato giù le antiche mura; le termiti hanno infestato le travi di legno che sono crollate abbassando le parti del soffitto, mentre i livelli inferiori delle pareti sono corrosi dal livello troppo alto dell’acqua proveniente dalle coltivazioni nelle vicinanze. Le fondamenta di 13,7 metri della Porta di Ishtar rimangono impressionanti, ma la pavimentazione di cemento installata nel 1980 ha disintegrato i mattoni, distruggendo la fila inferiore di animali scolpiti. Ma i danni perpetrati dal regime di Saddam sono stati enormi; la mania di paragonarsi con i re dell’antica Mesopotamia, spinse il Raiss a ricostruire il palazzo meridionale di Nabucodonosor, che ora presenta altissime mura di mattoni gialli molti dei quali con il nome di Saddam.

Ora che la zona circostante è sicura i funzionari provinciali sono desiderosi di avere visitatori e il relativo denaro; il governatore della provincia di Babil sta spingendo per un ripristino rapido e non vuole attendere ulteriori studi. Tuttavia il capo delle antichità irachene è in contatto con l’UNESCO per cercare di studiare a fondo il sito dove sorgeva l’antica Babilonia, con la speranza di evitare di ripetere gli stessi danni provocati dal regime di Saddam Hussein.

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